Crisalide: le mutazioni per Ugo Cordasco

Il momento del cambiamento è l’unica poesia (Adrienne Rich)

 Crisalide: le mutazioni per Ugo Cordasco

Distratti dall’inquinamento mediatico che ci circonda spesso, per non dire quasi sempre, non ci rendiamo conto che in natura regna la regola della metamorfosi, una legge universale dalla quale nulla può sottrarsi.

Lungo questa prospettiva si muove il recente lavoro di Ugo Cordasco significativamente raccolto sotto il titolo di Crisalide.

Per l’artista che opera a Sarno nella parte interna dell’area vesuviana, l’architettura, il design e la scultura, rappresentano gli stadi di una personale mutazione, di un cammino teso alla ricerca di una possibilità espressiva che sia aderente al suo essere.

Laureatosi in Architettura nel 1992 Cordasco avvia l’attività di progettista con la quale si avvicina lentamente  al design, frequentando la Scuola di Specializzazione in Disegno Industriale di Napoli, dove entra in contatto con Riccardi Dalisi dal quale apprende l’interesse per le qualità estetiche dell’oggetto.

L’insoddisfazione verso quest’ultimo, in particolare la necessaria attenzione ad un principio di funzionalità che in qualche modo limitava i suoi principi sull’arte, intesa quale mezzo di comunicazione, lo spinge verso la scultura. Non è un caso che per Cordasco essa rappresenti “la struttura delle proprie emozioni” nonché una possibilità concreta di intercettare i flussi vivifici di un perdurante immaginario collettivo.

Dopo aver partecipato a diverse mostre nelle quali presenta opere, come Gola, Superbia, Accidia, ancora legate ad un repertorio segnico che rimanda evidentemente all’esperienza del design industriale, l’artista approda ad una nuova serie di opere in cui la progettazione fa largo ad un confronto più diretto con la materia, in particolare con il metallo: dal tavolo dell’architetto Cordasco  s’inoltra nei luoghi dell’officina e nei tempi delle sue pratiche, entrando in contatto con il ferro e le sue diverse tecniche di manipolazione, dal taglio alla saldatura, trovando nel recupero di una manualità artigiana nuove e più soddisfacenti possibilità espressive.

Per le opere qui proposte si tratta di quattro grandi pupe pronte ormai a rompersi per dar vita ad un nuovo organismo, un processo metamorfico nel quale l’artista cerca di mettere in evidenza l’energia creativa che scaturisce dalla materia.

Le lastre di metallo sulle quali opera  sembrano quasi lentamente fratturarsi, infrangersi per far spazio a nuovi corpi: pietre bianche che come occhi ancora ciechi si affacciano per la prima sul mondo, fili di ferro che si muovono come scritture di un linguaggio che si esprime per vagiti ma che anela a diventare parola. Ciò è quanto riscontriamo in  Buio, Sogno, Dolore e Volo lavori che rimandano in qualche modo al più grande miracolo della natura: la nascita.

L’attesa, perché una mostra entra di fatto nei processi di una metamorfosi in corso qual è l’arte, è che l’esordio di Cordasco non abbia la durata di una  farfalla, creatura meravigliosa e magica, il cui destino è di consumare la sua esistenza nell’arco di un giorno.

Siamo convinti che è l’inizio di un’esperienza duratura e significativa.